Caparezza XIII: “Larsen” (Prisoner 709)

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Nota della traduttrice

 

Traduzione numero XIII. Nella Catalogna e nella Spagna è un numero portasfiga. A Napoli invece porta fortuna. Io spero che porti invece il cambio che aspetto/spero da qualche mese, ormai.

 

Non l’ho conosciuto nel 2015, quindi non brindo e niente “cin”. In realtà non ricordo proprio quando è iniziato, ma è stato molto, molto tempo fa. Non l’ho nemmeno provocato io in senso letterale. Non mi sono mai piaciute le discoteche, quindi non sono andata ogni settimana a farmi maltrattare i timpani da canzoni di reggaeton di procedenza diversa. Ai concerti dove sono andata, mai troppo vicini nel tempo fra di loro (si aggiunge al tutto il mio essere antisociale o demofobica, scegli…), non sono mai finita di fianco all’altoparlante. Il volume delle mie cuffie non ha mai impedito che io potessi aver una conversazione. Quindi si potrebbe dire che sono “senza colpa”, in questo senso.
Purtroppo, però, quando ero piccola (anche prima dei dieci anni) ho subito diverse volte (troppe) delle otiti. Per fortuna sono sparite quando sono cresciuta, ma hanno lasciato dietro un regalo per far sì che non le dimenticassi mai: ho le acufene soltanto nell’orecchio destro. L’orecchio sinistro l’ha scampata bella, per ora, ma avercerle solo in un orecchio mi provoca, a volte, un malessere notevole. Come se il mio cervello non fosse capace di scegliere cosa processare il silenzio del sinistro o il brusio del destro (pare quasi una metafora politica…).
Insomma, questa sensazione di confusione acustica (per dirlo in qualche modo) non ce l’ho da troppo tempo. Per anni e soprattutto a causa del fatto di avercele da piccola, il fischio nell’orecchio destro faceva parte del silenzio. Del “mio” silenzio. E così è stato fino a qualche anno quando è uscito l’album “Prisoner 709”. Da allora ho capito che quel che sentivo non era normale, che eventualmente non succedeva a tutti. Certamente non mi ero ossessionata prima anche perché il volume del fischio non è assordante.
Prima di continuare il racconto, però, voglio inviare un messaggio diretto a M., non ce l’ho con te. Non ne sei la causa, mi hai solo fatto notare qualcosa che avevo già e ci hai dato un nome. Prima o poi l’avrei scoperto, in un modo o altro. Sono quel tipo di persona che preferisce conoscere ad ignorare, quindi ti ringrazio, in realtà.
Come dicevo, forse perché non è un fischio fortissimo, forse perché ho cercato di ignorarle le più volte, le acufene non mi hanno impedito di, per esempio, iniziare a prendere delle lezioni di canto con Mariona a 28 anni (no, non sono cantante, nemmeno amatoriale, ma da insegnante uso tanto la voce e il primo anno di supplenze la perdevo troppo spesso. Mi ha fatto decidere ad iniziare con le lezioni il rischio di finire coi noduli nelle corde vocali). Mariona mi ha fatto notare che le acufene riproducono sempre un La bemolle. Forse per questo motivo sono così fastidiose. Se almeno fossero un La naturale…
Infine, racconto tutto questo per diversi motivi. Il primo è perché sento che devo farlo. Sono una persona molto riservata, non ci sono appena mie foto in giro (e quelle che ci sono, non le si trovano nei miei profili sui social ma in quelli di alcuni miei amici), non parlo tanto di me nei social e quando dico qualcosa solitamente non ha alcuna importanza. Quindi scrivo queste righe per aprirmi un po’ a chi pare vuole conoscermi. Certo che ci sono modi più diretti e meno imbrogliati per metterci in contatto, ma direi che qua chi ha le vie aperte non sono io…
Il secondo motivo era dire: meglio conoscere che ignorare. Ma soprattutto, ci sono poche cose che inabilitino per davvero e le acufene non sono una di esse. Sono riuscita ad imparare a cantare subendole, da adulta e avendo un pessimo udito musicale (quello, di certo, non è colpa delle acufene!).
Il terzo è elencare alcune cose che a me aiutano e non poco con questo problema. Siamo chiari… Aiutano, ma non risolvono. Tutti sappiamo che le acufene sono irreversibili.

1.- Tecnica Alexander: consigliatami da Mariona. Serve a conoscere e gestire meglio il proprio corpo, a fare lo stesso ma usando soltanto le risorse che servono. E soprattutto aiuta ad eliminare le tensioni innecessarie, come quella mandibolare che danneggia tanto, a lungo termine, il timpano, facendo peggiorare le acufene.
Faccio il chiamato “riposo attivo” praticamente ogni giorno e, da quando l’ho comprato mesi fa, uso per posare la testa “Saghe mentali”. È grosso al punto giusto. Devo ammettere di non averlo ancora letto, ma un uso importante gliel’ho trovato! Haha!
Ho trovato un elenco di insegnanti di Tecnica Alexander in Italia (non ce ne sono tanti). Purtroppo non vedo che ce ne siano nel Sud, ma forse il contatto nella pagina può offrire ulteriori informazioni… (NB: Non li conosco e non ci guadagno niente, condivido qualcosa che a me personalmente serve).
2.- La spiegazione dell’immagine di Giove. Uso, sia per concentrarmi sia per addormentarmi, il suono delle onde elettromagnetiche di questo pianeta. Cioè… Non so come spiegarlo bene. Sarebbe la rappresentazione in suono delle onde elettromagnetiche, penso. C’è l’informazione su Google, quindi…. Googlate! Sull’Ipad trovo questo suono nell’app chiamata “Relax Meditations” e sul MAC con quella di “Relax Melodies”. Ci sono molti altri suoni bianchi che servono lo stesso.
3.- Guardo, anche se meno da quando uso ascoltare i suoni di Giove, alcuni artisti di ASMR. Non tutti riescono a rilassarmi, anzi. E personalmente hanno più effetto su di me quelli che parlano lingue che non capisco di quelli che girano i video in alcune delle “mie” lingue (compresso l’inglese”). Se capisco la lingua il mio cervello si concentra al messaggio e non più al suono, quindi spesso scelgo dei video in coreano o giapponese. Ovviamente parlo di ASMR non erotico. Certo, “de gustibus non est disputandum”, ma se poi non ti serve a rilassarti, caro, ca**i tuoi! Hahah!

I punti 2 e 3 non fanno che io non senta le acufene. Anzi, le sento lo stesso. Servono invece al mio cervello a concentrarsi inconsciamente ad altro e, quindi, in un modo o altro a trovare un po’ di pace.

Chiudo qui quella che, fino ad oggi, è stata la nota della traduttrice più lunga. Se avete ulteriori domande scrivetemi un commento qui nel post, o nel modulo “contatto” del blog (vicino all’icono di Twitter) o chiamatemi, più semplicemente, se avete la possibilità di ottenere il mio numero o ce l’avete già. Vi lascio con la traduzione di “Larsen”!

 

Nota de la traductora

 

 

Traducció número XIII. A Catalunya i Espanya és un nombre que porta mala sort. A Nàpols tot el contrari. Jo espero que porti el canvi que espero de fa mesos.

 

No l’he conegut el 2015, per tant no brindo i res de “chin”. En realitat no recordo quan ha començat, però ha estat fa molt, molt de temps. No l’he provocat tampoc jo en sentit literal. No m’han agradat mai les discoteques, per això no hi he anat cada setmana a fer-me maltractar els timpans amb cançons de reggaeton de procedència diversa. Als concerts als quals he anat, mai massa propers entre si (cal afegir al conjunt un ser “antisocial” o “demofòbica”, escull…) no m’he posat mai al costat dels altaveus. El volum als auriculars no m’ha impedit mai de mantenir una conversa. Per aquest motiu es podria dir que no tinc culpa, almenys en aquest sentit. Malauradament, però, quan era petita (fins i tot abans dels deu anys) he patit diverses vegades (massa…) otitis. Per sort han desaparegut quan en créixer, però m’han deixat un regal per tal que no les oblidi: tinc acúfens només a l’oïda dreta. L’oïda esquerra per ara se n’ha lliurat. Tenir-los en una sola oïda em provoca, a vegades, un malestar notable. Com si el meu cervell no capaç d’escollir entre processar el silenci de l’esquerra o el zumbeig del dret (sembla gairebé una metàfora política…).
En fi, aquesta sensació de confusió acústica (per dir-ho d’alguna manera) no la tinc des de fa massa temps. Durant anys i sobretot a causa del fet de partir-los des que era petita, el xiulet a l’oïda dreta feia part del silenci. Del “meu” silenci. I així ha estat fins fa alguns anys, amb la publicació de l’àlbum “Prisoner 709”. D’aleshores ençà vaig entendre que el que sentia no era normal, que eventualment no li passava a tothom. Certament no m’havia obsessionat massa abans també perquè el volum del xiulet no és eixordador.
Abans de continuar el relat, però, voldria enviar un missatge directe al M., no estic empipada amb tu. No n’ets la causa, em vas fer notar només quelcom que tenia ja i li vas donar un nom. Tard o d’hora ho hauria esbrinat igual, d’una manera o altra. Soc d’aquell tipus de persona que prefereix conèixer a ignorar, per això et dono les gràcies, en realitat.
Potser, com deia, perquè és un xiulet no massa fort, potser perquè he intentat ignorar-lo la majoria de vegades, els acúfens no m’han impedit, per exemple, el començar a prendre lliçons de cant amb la Mariona amb 28 anys (no, no soc cantant, ni tan sols amateur, però com a professora utilitzo molt la veu i el primer any de substitucions la vaig perdre massa cops. Em va fer decidir el risc d’acabar amb nòduls a les cordes vocals).
La Mariona em va fer notar que els acúfens sempre reprodueixen un La Bemoll. Potser per aquest motiu són tan molestos. Si almenys fossin un La natural…
Resumint, explico tot això per diversos motius. El primer és perquè sento que he de fer-lo. Soc una persona molt reservada, amb prou feines hi ha fotos meves (i les que hi ha són als perfils de les xarxes socials dels meus amics, i no a les meves), no parlo gaire sobre mi a les xarxes socials i quan ho faig normalment dic coses sense importància. Per tant escric aquestes línies per obrir-me una mica a qui sembla que em vol conèixer. Certament hi ha maneres més directes i menys enrevessades, però tinc la sensació que qui té la via oberta aquí no soc jo…
El segon motiu era dir: millor saber que ignorar. Però sobretot: hi ha poques coses que inhabilitin de debò i els acúfens no són una d’elles. He après a cantar patint-ne, d’adulta i tenint una pèssima oïda musical (això, certament, no és culpa dels acúfens!).
El tercer és explicar algunes coses que m’ajuden i no poc amb aquest problema. Siguem clars… Ajuden, però no el resolen. Tots sabem que els acúfens són irreversibles.

 

1.- Tècnica Alexander: me la va recomanar la Mariona. Serveix per conèixer i gestionar millor el propi cos, a fer el mateix però fent només l’esforç necessari. I sobretot ajuda a eliminar tensions innecessàries, com la mandibular que danya molt, a llarg termini, el timpan, fent empitjorar els acúfens.
Faig l’anomenat “repòs actiu” quasi cada dia i des que el vaig comprar fa mesos, utilitzo per posar el cap “Saghe mentali”. Té el gruix perfecte. He d’admetre que encara no l’he llegit, però li he trobat un ús important! Haha!
He trobat un llistat de professors de Tècnica Alexander a Itàlia (no n’hi ha gaires). Malauradament no veig que n’hi hagi al Sud, però potser el contacte de la pàgina us pot donar més informació. (NB: no guanyo res amb tot això, només aconsello el que a mi em funciona).
2.- L’explicació de la imatge de Júpiter. Uso, tant per concentrar-me com per adormir-me, el so de les ones electromagnètiques d’aquest planeta. És a dir, no sé com explicar-ho bé. Serien la representació en so de les ones electromagnètiques, crec. Hi ha la informació a Google per tant… Googlejeu! A l’Ipad trobo el so en l’app “Relax Meditations” i al MAC la de “Relax Melodies”. Hi ha molts altres sons blancs que serveixen igual.
3.- Miro, però menys des que escolto els sons de Júpiter, alguns artistes ASMR. No tots aconsegueixen relaxar-me, al contrari. I personalment em funcionen més aquells que fan els vídeos en llengües que no entenc. Si el vídeo està en una de les meves llengües (també l’anglès) el meu cervell es concentra en el missatge i no en el so, per tant sovint escullo vídeos en coreà o japonès. Òbviament parlo d’ASMR no eròtic. Veritat, “de gustibus non est disputandum”, però si després no et relaxa, problema teu! Haha!

Els punts 2 i 3 no fan que no senti els acúfens. Els sento el matiex. Serveix en canvi al meu cervell a concentrar-se inconscientment a una altra cosa i, d’una manera o altra, a trobar una mica de pau.

Acabo aquí la que ha estat, fins ara, la nota de la traductora més llarga Si teniu més preguntes escribiu-me un comentari aquí al post o al mòdul de “contacte” del blog (al costat de la icona de Twitter) o simplement truqueu-me, si teniu la possibilitat d’obtenir el meu número o el teniu ja. Us deixo amb la traducció de “Larsen”!

 

 

Nota de la traductora

 

Traducción número XIII. En Cataluña y España es un número que trae mala suerte. En Nápoles al revés. Yo espero que traiga el cambio que espero desde hace meses.

 

No lo he conocido en el 2015 por lo tanto nada de “chin”. En realidad no recuerdo exactamente cuándo ha empezado, pero ha sido hace mucho, mucho tiempo. No lo he provocado tampoco yo, en sentido literal, al menos. No me han gustado nunca las discotecas, por eso no he ido cada semana a maltratar mis tímpanos con canciones de reggaeton de procedencia diversa. A los conciertos donde he ido, nunca demasiado juntos en el tiempo (se añade al conjunto un cierto ser “antisocial” o “demofóbica”, escoged) no me he puesto nunca cerca de los altavoces. El volumen en mis auriculares no me ha impedido nunca el mantener una conversación. Por lo tanto se podría decir que no tengo la culpa, en ese sentido. Desgraciadamente, cuando era pequeña (incluso antes de los diez años) sufrí diversas otitis. Por suerte desaparecieron al ir creciendo, pero me dejaron de regalo algo para que no las olvidase jamás: tengo acúfenos solo en el oído derecho. El oído izquierdo se ha librado, por ahora, pero tenerlos solo en un oído me provoca, a veces, un malestar considerable. Como si mi cerebro no fuese capaz de escoger entre procesar el silencio del izquierdo o el zumbido del derecho (parece casi una metáfora política…).
En fin, esta sensación de confusión acústica (?) no la tengo desde hace demasiado tiempo. Durante años y a causa, sobre todo, de tenerlos desde que era pequeña, el pitido en el oído derecho formaba parte del silencio. De “mi” silencio. Y así ha sido hasta hace un par de años con la publicación del álbum “Prisoner 709”. Desde entonces he entendido que lo que sentía no era normal, que eventualmente no le pasaba a todo el mundo. Ciertamente no me había obsesionado antes con los acúfenos porque el volumen del pitido no es ensordecedor.
Pero antes de seguir explicando, quiero enviar un mensaje directo a M. No me cabreó la cosa. No eres la causa, me has hecho notar algo que ya tenía y le has dado además un nombre. Antes o después lo hubiera descubierto igual, de una manera u otra. Soy ese tipo de persona que prefiere saber a ignorar, por lo tanto te doy las gracias, en realidad.
Quizá porque no es un pitido fortísimo, quizá porque he intentado ignorarlos las más veces, los acúfenos no me han impedido, por ejemplo, el empezar a tomar lecciones de canto con Mariona con 28 años cumplidos (no, no soy cantante, ni siquiera amateur, pero como profesora uso mucho la voz y durante el primer año de sustituciones la perdí muchas veces. Me decidí a empezar con las clases de canto ante el riesgo de acabar con nódulos en las cuerdas vocales).
Mariona me ha hecho notar que los acúfenos reproducen siempre un La Bemol. Quizá por eso son tan molestos. Si al menos fuese un La natural…
En fin, cuento todo esto por varios motivos. El primero es que siento que he de hacerlo. Soy una persona muy reservada, apenas hay fotos mías en las redes sociales (y las que hay están en los perfiles de mis amigos, no en los míos), no hablo demasiado sobre mí en las redes sociales y cuando digo algo normalmente lo que cuento no tiene mayor importancia. Por lo tanto escribo estas líneas para abrirme un poco a quien parece querer conocerme. Claro que hay formas mucho más directas y menos liadas para ponernos en contacto, pero diría que aquí quien tiene las vías abiertas no soy yo…
El segundo motivo es decir: mejor conocer que ignorar. Pero, sobre todo, hay pocas cosas que inhabiliten de verdad y los acúfenos no son una de ellas. He conseguido aprender a cantar sufriéndolos y teniendo un pésimo oído musical (cosa que, por otra parte, no es culpa de los acúfenos).
El tercer motivo era explicar algunas cosas que me ayudan y no poco con este problema (porque problema lo es, como la miopía, que también sufro…). Seamos claros: ayudan, pero no resuelven. Todos sabemos que los acúfenos son irreversibles.

 

1.- Técnica Alexander: me la aconsejó Mariona. Sirve para conocer y gestionar mejor el propio cuerpo, a hacer lo mismo pero usando solo el esfuerzo necesario. Y sobre todo ayuda a eliminar las tensiones innecesarias, como la mandibular, que daña a largo término el tímpano, haciendo esto empeorar los acúfenos.
Hago el llamado “reposo activo” prácticamente cada día y, desde que lo compré, hace meses, uso para apoyar la cabeza “Saghe mentali”. Es ancho en la justa medida. Admito no haberlo leído todavía (mea culpa…), pero le he dado un uso importante! Haha!
He encontrado una lista de profesores de Técnica Alexander en Italia (no hay demasiados). Desgraciadamente no veo que los haya en el Sur, pero quizá el contacto de la página puede ofrecer más información. (NB: no los conozco y no gano nada en dar esta información, solo comparto lo que a mí, personalmente, me sirve).
2.- La explicación de la imagen de Júpiter. Uso, tanto para concentrarme como para dormirme, el sonido de las ondas electromagnéticas de este planeta. Esto es, no sé cómo explicarlo bien. Sería la representación sónica de las ondas electromagnéticas, creo. La información está por internet. Googlead! En el iPad encuentro el sonido en la aplicación llamada “Relax Meditations” y en el MAC la de “Relax Melodies”. Tanto una como la otra tienen muchos más “ruidos blancos” que sirven igual.
3.- Miro, aunque menos desde que escucho los sonidos de Júpiter, algunos artistas de ASMR. No todos consiguen relajarme, al revés. Y personalmente me funcionan más los que hablan en una lengua que no entiendo que los que hacen vídeos en alguna de “mis” lenguas (incluído el inglés). Si entiendo la lengua mi cerebro se concentra en el mensaje y no en el sonido, por eso a menudo escojo vídeos en coreano o japonés. Obviamente hablo de ASMR no erótico. Cierto, “de gustibus non est disputandum”, pero si después no te sirve para relajarte, problema tuyo! Haha!

Los puntos 2 y 3 no hacen que deje de oír los acúfenos. Al contrario, los oigo igual. Me sirven para que mi cerebro se concentre inconscientemente en otra cosa y, de una manera u otra, a que encuentre algo de paz.

Acabo aquí la que, hasta ahora, ha sido la nota de la traductora más larga. Si tienes alguna pregunta escríbeme un comentario aquí en el post o en el módulo de contacto del blog (cerca del icono de Twitter) o llámame, más simplemente, si tienes la posibilidad de tener mi número o lo tienes ya.
¡Os dejo con la traducción de “Larsen”!

 

 

 

Català

 

Perdó o càstig

 

L’he conegut tipus el 2015, donat que encara hi convisc, brindo per tant “chin”. Des d’aleshores en els meus timpans hi duc els xiulets, cada dia és com si fos el retorn d’un espectacle dels AC/DC. Larsen xiulava per la meva atenció una mica com es fa pels taxis, sense una treva una continuació com es fa a estirar-te? Tot sol al llit a maleir-me, a l’habitació cors cridaners. De cop llegia els llavis, per tant s’han acabat les novel·les. Ho podia calmar al mar, quietuds estel·lars, Antares. Amb l’oïda presa a cops, Conor McGregor, Alvarez. Un timbre obsessiu com un puny sobre el clàxon, el primer pensament al matí, el darrer abans de llençar-me daltabaix del terrat.

 

TORNADA: Xiula l’oïda, s’enrabien els acúfens. Al cap les vuvuzeles, no pas l’ukelele. La meva resistència és com la zulú, cedeix. Si arriba Larsen, te l’has de quedar.

Parlo de Larsen i fico la mà a la pistolera, aixeco la cortina, sentia xiulets fins i tot si el local animant aplaudia, baixa l’autoestima. No podia escoltar la música com l’escoltava abans, jo Lagostina, una pressió continuada, la depressió, després l’ira. Vaig consultar un especialista que em va dir “hi ha una sola cura: com a primera cosa de la llista, parla amb l’oïda i demana perdó”, després compreses, flebo dobles, RM, ecografies doppler, ecodietes, hecatombes, Larsen indemne, era stalker. Creien que estava boig, voilen dur-me dins, he vist més metges (1) en un any que Florència al Rinascimento (2). Estrès, comencen a dir, no saben quin peix agafar a part del d’abril (3), voldria veure’l desaparèixer però…

 

TORNADA

 

Sé com estima Larsen i sé com emmalaltir-se’n, sé què significa ser a un cinema amb ganes de marxar. Contra Larsen, l’arsenal, no pensava que em fes cap mal, només qui en té entén què sento en sentit literal i a més no em concentro, em cansa, estic invocant pietat, Larsen. El so del silenci em manca, més que a Simon i Garfunkel. Al cevell hi ha Tom Morello que m’envia un feedback: “Has volgut el rock, ara te’l quedes fins al final”.
Fins al final, fins al final, fins al final…

(1) Joc de paraules intraduïble. Els Medici van ser la família de mecenes més important del Rinascimento florentí. “Medici” vol dir, a més, “metges” en italià.
(2) Deixo el terme en Italià perquè es refereix al moviment artístic i cultural propi de la ciutat de Florència.
(3) El dia 1 d’abril a Itàlia, així com al món anglosaxó, se celebra l’equivalent del dia dels Sants Innocents a Espanya.

 

Castellano

 

Perdón o castigo

 

Lo he conocido tipo en el 2015, dado que todavía convivo con ello, brindo por lo tanto “chin”. Desde entones en mis tímpanos llevo silbidos, cada día como si fuera el retorno de un espectáculo de los AC/DC. Larsen silbaba por mi atención un poco como se hace con los taxis, sin una tregua, una continuación, ¿cómo conseguir acostarse? Solo en la cama a maldecirme, en la habitación coros chillones. De pronto leía los labios, por lo tanto se acabaron las novelas. Podía calmarlo en el mar, quietud estelar, Antares. Con el oído a golpes, Conor McGregor, Alvarez. Un timbre obsesivo como un puño sobre el claxon, primer pensamiento en la mañana, el último antes de saltar de la terraza.

 

ESTRIBILLO: Silba el oído, se enfurecen los acúfenos. En mi cabeza vuvuzelas, no el ukelele. Mi resistencia es como la zulú, cede. Si llega Larsen, te lo tienes que quedar.

 

Hablo de Larsen y meto la mano en la pistolera, levanto la cortina. Sentía silbidos incluso cunado el local animando aplaudía, bajada de autoestima. No podía escuchar la música como la escuchaba antes, yo Lagostina, una presión continua, la depresión, después la ira. Consulté con un especialista que me dijo “hay una sola cura: como primera cosa de la lista, habla con el oído y pide perdón”, después compresas, flebos dobles, RM, ecografías doppler, ecodietas, hecatombes, Larsen indemne, era stalker. Creían que estaba loco, querían meterme dentro, he visto más médicos (1) en un año que Florencia en el Rinascimento (2). Estrés, empiezan a decir, no saben qué pez coger sino el de abril (3), querría verlo desaparecer, pero…

 

ESTRIBILLO

 

Sé como ama Larsen y sé cómo enfermar de ello, sé qué significa estar en un cine con las ganas de irte de él. Contra Larsen, el arsenal, no pensaba me hiciera mal, solamente quien lo tiene entiende lo que siento en sentido literal y además no me concentro, me cansa, estoy invocando piedad, Larsen. El sonido del silencio lo echo de menos más que a Simon y Garfunkel. En el cerebro está Tom Morello que me envía feedback: “Has querido el rock, ara te lo quedas hasta el final”.
Hasta el final, hasta el final, hasta el final…

 

(1) Juego de palabras intraducible. Los Medici fueron la familia de mecenas más importante del Rinascimento florentino. “Medici” en italiano significa también “médicos”.
(2) Dejo la palabra en italiano porque se refiere al movimiento artístico y cultural propio de la ciudad de Florencia.
(3) El día 1 de abril en Italia, así como en el mundo anglosajón, se celebra el equivalente al día de los Santos Inocentes en España.

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